Descrizione
«Lanatomia che noi facciamo di unopera, dietro la pretesa della filologia, ha sempre il rischio di produrre qualcosa di inopportuno. Lopera serve allautore come materia prima del racconto di sé, e, per estensione, della continua riformulazione dellopera stessa. Le fonti, se proprio le ritenessimo utili a capirci qualcosa, dovrebbero restare in sospensione nel racconto, disponibili a venire manipolate dallautore alloccorrenza. Del resto, come ci avvertiva Mario Praz, poche figure risultano così meschine quanto quella dello scopritore di fonti. Cosa, questa, che non è proprio ovvia da accettare, e che, soprattutto, finisce col venire naturalmente ignorata per via, ad esempio, del troppo amore. Ma, insomma, non vorrei adesso essere frainteso, né procurarmi la disapprovazione dei cultori di unintera disciplina. Comprendo bene che nulla può esistere realmente al di fuori della dimensione ricostruttiva, e neanche mi pare che, al di là della salace suggestione che esercita, laffermazione di Praz si possa davvero sottoscrivere. Quello che però mi viene suggerito dalle pagine del libro che avete appena letto è che il discorso sulle fonti, tanto più se espresso in forma dialogica, è sempre lorigine di un discorso amoroso tra lautore e la propria opera. Come tale, contiene i termini se non proprio di unesclusione, quantomeno di una esclusività, riferendo il racconto a tempi e luoghi che sono in grado di coinvolgerci con leterna arma del discorso amoroso: il desiderio. In altri termini, tramite lo strumento del desiderio lopera marca in noi la distanza tra quello che sentiamo di mostrare e quello che sentiamo di volere. Il carattere di questa risonanza emotivanellopera di Franz Prati e nel discorso intorno a essa che il dialogo con Lucia Re riesce bene ad attivareassume la dimensione di atmosfera, termine che introduce una nuova prospettiva affettivofisica nelle nostre possibilità di interazione con lopera. Atmosfera intesa come metafora, legata comè alla capacità dellimmaginazione di evocare presenze che trascendono il dominio del sensibile, ma anche atmosfera intesa come messa in scena simbolica, in una dimensione dove emerge la sua natura teatrale, la sua capacità di allestire scenari in risposta al bisogno degli esseri umani di significati. Dobbiamo accettare i simbolici avvertiva Cesare Pavese a metà del Novecentocon la pacata convinzione con cui si accettano le cose naturali. La città ci dà simboli come la campagna ci dà frutti. La città, quella che continuamente Prati ricerca, traduce in simboli i prodotti di volontà altrui, li traspone e li impagina in una partitura ogni volta diversa, ogni volta artefice di una forma di risonanza tra i frammenti architettonici ricomposti nellopera e la sensibilità di chi li percepisce. Bisogna amare tutto con cautela disperata, concludeva Pavese. Quando lautore lo fa, lascia a noi la posizione di desiderare i simboli, ma è un rapporto scambievole di desideri. Anche il Prati autore desidera la città quando la racchiude intera nella forma della colonna, che talvolta si erge, come quella descritta da Chateaubriand in René, sola in mezzo al deserto ed è simile a un grande pensiero.» (dalla postfazione di Valter Scelsi)
| Editore: | Campisano Editore |
| Collana: | Cataloghi mostre |
| Codice EAN: | 9791280956446 |
| Anno edizione: | 2023 |
| Anno pubblicazione: | 2023 |
| Dati: | 96 p., ill., brossura |





